I Fedeli di Vitorchiano e Marzio
I Fedeli di Vitorchiano e Marzio


I motti e le iscrizioni che si leggono numerosi sulle facciate di antiche case, su architravi di porte e finestre del palazzo comunale, lo stemma di Roma sulla torre d’ingresso al paese e sulle porte di private abitazioni, stanno a testimoniare il legame spirituale che unisce Vitorchiano a Roma fin dai tempi più remoti “sembra che fosse al cader dell’etrusca nazione” asserisce il Bovani, storico vitorchianese, riferendo nel suo libro “Memorie dei Fedeli di Campidoglio” la poetica e patetica leggenda di Marzio.
Nel palazzo dei conservatori in Campidoglio c’è una statua di fattura greca “Lo spinario” e cioè un giovane che si estrae una spina dal piede sinistro.
Una leggenda dice che quel ragazzo, il pastore Marzio, partì sfrecciando dalla sua città, Vitorchiano, per recare a Roma una notizia allarmante: un esercito etrusco stava marciando alla volta della capitale. Durante il tragitto si tolse una spina dal piede sinistro e proseguì. Giunto in Campidoglio fece appena in tempo ad avvertire i Romani del pericolo incombente, perché trafelato ed esausto come era, stramazzò a terra e morì.

"Meravigliati i Romani di tanta virtù, onorato lo vollero di statua in bronzo, che fu poi monumentato dell’arte, che ttuttora tra li molti bellissimi del Campidoglio si ammira, ed i Vitorchianesi in conto si ebbero di Fedeli titolo che sino ad oggi gloria rimane” (Bovani).

Pare che le divise attuali dei Fedeli siano state disegnate da Michelangelo. Quando i Romani attribuivano la qualità di "fidelis" a qualcuno, ciò avveniva con un cerimoniale onorifico. Se si trattava di un popolo, esso diveniva "fratello" per adozione. La leggenda di Vitorchiano "Fedele" di Roma è antica quanto le due città, ma in concreto si può far risalire al tempo dei Comuni. Vitorchiano, confinante con Viterbo, fece ricorso a Roma per mantenersi libera.
Nel 1233 Roma fu aiutata da Vitorchiano a sconfiggere i Viterbesi e la gratificò del titolo di "fedele di Roma", le consentì di aggiungere al proprio stemma la sigla S.P.Q.R., di fregiarsi della Lupa Capitolina e di usare il motto Sum Vitorclanum castrum membrumque romanum, cioè Vitorchiano, castello e parte di Roma. Il Senato decise anche che 10 abitanti di Vitorchiano fossero assunti in Campidoglio al servizio del Senato.
Essi furono denominati "Fedeli di Vitorchiano". Dal 1267 un Conestabile e dodici Vitorchianesi armati e prestanti vigilarono sul Campidoglio, mentre altri soldati vegliarono alla sicurezza delle porte dell'Urbe. I Vitorchianesi nei secoli rivendicarono più volte questo ruolo e nelle mura della loro città hanno ripetutamente scolpito lo scudo SPQR di Roma. Nel 1926 il Governatore curò l'assunzione di alcuni cittadini di Vitorchiano con la funzione di valletti capitolini per presenziare alle cerimonie ufficiali.
La città di Roma conferisce un appannaggio annuale a Vitorchiano tratto dalle imposte comunali che serve a retribuire la Guardia tra i cui compiti c'è anche quello di suonare le particolari trombe romane, dette clarine, in occasione delle principali manifestazioni pubbliche ufficiali, che proprio per questo motivo sono dette tradizionalmente "le clarine di Vitorchiano".
A Roma la frase "suonare le clarine" è divenuta proverbiale e sta a significare chiamare a raccolta il popolo per la lotta.